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Portovenere, come la Venere del Botticelli affiorante
dalle spumeggianti onde, emerge quasi sospesa nel Golfo di La Spezia, e il 17
agosto s’illumina di magiche fiaccole per la processione in onore della Madonna
Bianca. Portus Veneris, da castrum medievale, è oggi luogo d’inestimabile
bellezza e forse per questo resta strettamente legato alla dea della beltà cui,
in tempi passati, era dedicato un tempio proprio dove oggi sorge la slanciata
Chiesa di San Pietro, che quasi sembra duellare in altitudine con lo spavaldo
castello Doria.
L’imponente parrocchiale, con facciata bianca e nera (colori
tipici nelle architetture devozionali liguri), domina in compagnia del suo esile
campanile la frazione delle Grazie.
Tra grazie e dee si può davvero affermare che
Portovenere sia privilegiata nella sua incantevole posizione, baciata com’è dal
sole, ti affascina se la vedi dal mare, dal porticciolo, o col naso all’insù
nelle strette stradine.
Ti ammalia poi se assaggi le leccornie locali iniziando
dalle ostriche (coltivate nello specchio acqueo locale), proseguendo con la
soppressata di polpi, e poi ancora la buridda, il matafama che dallo spagnolo
arriva fino a Portovenere per uccidere (matar) la fame, e infine i
caratteristici erbetti che sostanziano tortelli di magro e ripieni. Prospicienti
alla località sorgono infine 3 note isolette: la Palmària, il Tino e il Tinetto,
patrimonio UNESCO dell’umanità. Sono sicuramente meta ideale per gli appassionati di
natura in tutte le sue manifestazioni, grazie ad un habitat che alberga flora e
fauna preziose.
Oltre alla Palmària, nella giornata del 13 settembre è
visitabile previo appuntamento con l’ente parco anche il Tino.
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